Santa Giuseppina Bakhita

Profilo della Santa
Conosciuta come “Testimone della Speranza”, Santa Giuseppina Bakhita nacque in Sudan intorno al 1869. Da bambina fu rapita, le fu dato il nome “Bakhita”, che significa “fortunata” o “benedetta”, e fu venduta come schiava, subendo sofferenze indicibili. Dopo essere arrivata in Italia, ha finalmente ritrovato la sua vera dignità e libertà nell’amore di Dio. Nel 1890 è stata battezzata e ha ricevuto il nome di Giuseppina, e nel 1893 è entrata nelle Figlie della Carità Canossiane. Per tutta la vita ha svolto fedelmente lavori semplici come la portinaia e la cuoca, testimoniando l’amore e il perdono di Dio. È morta nel 1947 ed è stata canonizzata nel 2000. Oggi è venerata come santa patrona del Sudan e la sua festa, l’8 febbraio, è celebrata in tutto il mondo anche come Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani.
Simbolo: Catene spezzate
Le catene spezzate simboleggiano la liberazione di Santa Giuseppina Bakhita da una vita di schiavitù. Esse riflettono anche il suo cammino di fede, in cui l’amore di Dio le ha permesso di superare l’odio e la sofferenza. La sua vita rimane un modello di vera libertà nata dall’amore di Dio e una potente testimonianza di speranza per il nostro tempo.
Preghiera
Signore, fonte di ogni speranza,
mentre ricordiamo Santa Giuseppina Bakhita,
che, anche in mezzo alle sofferenze della schiavitù,
ha conosciuto il Tuo amore e ha reso testimonianza alla speranza,
concedici di difendere la dignità e la libertà gli uni degli altri,
di spezzare le catene dell’odio e della violenza,
e di portare la luce della speranza nel mondo.
Amen.
